venerdì 18 gennaio 2013

La parola ad Erbaviola

Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti non possa cambiare il mondo. In fondo è così che è sempre andata. [Margaret Mead]

Noi, siamo la piccola goccia d’acqua di cui è composto l’oceano. Noi, il singolo ingranaggio della macchina. Noi, parafrasando le parole del grande Mahatma, il cambiamento che vogliamo vedere avvenire nel mondo. Questo è quello che ho sempre pensato, per formazione - forse - oppure per le circostanze della vita, tant’è che ho sempre creduto nel cambiamento, nella ricerca della versione migliore di sé.

Ma cosa significa esattamente tutto questo? Da dove cominciare? Come si può puntare dritto al miglioramento della nostra condizione? Senza scadere in tarantelle new-age e pantaloni da yippie, intendo. Beh, io comincerei dal farci qualche domanda sulla Decrescita. Sì, cominciamo proprio da qui: dal voler decrescere felicemente.
 
Parliamo - quindi - di Decrescita e, per farlo, voglio puntare in alto, molto in alto, dritto verso la storia di Grazia Cacciola, Erbaviola per i più: Grazia è una di quelle persone che ce l’ha fatta, che ha cambiato rotta e lo ha fatto in grande stile, puntando proprio a quel miglioramento di vita cui vi parlavo prima.


©Erbaviola.com - Grazia Cacciola 1999-2012
Grazia Cacciola si è laureata in Lingue a Milano con 110/110 nel 1998 e specializzata a Londra e Toronto in linguistica computazionale, ha progettato software per l’analisi dei testi letterari e fino al 2003 ha coordinato progetti online per Wind, Fastweb e CEDCamera. Poi ha cambiato vita e si è specializzata in tecniche agronomiche ecosostenibili. Oggi si divide tra una web agency dai ritmi sostenibili e la scrittura di saggi e manuali sull’alimentazione consapevole e gli stili di vita etici. Si occupa da anni di diffondere l’agricoltura naturale e l’agricivismo, promuovendo l’autoproduzione dei vegetali. Ha strutturato e supervisionato progetti dell’Unione Europea per l'incentivazione delle coltivazioni con metodo biologico e biodinamico. E' l'esperta di coltivazione naturale nella trasmissione Geo&Geo, Rai3. [fonte http://wisesociety.it]

Una tra le voci più autervoli in materia di Decrescita, Grazia ha lasciato una vita normale in favore di una vita autentica, abbandonando la grande città e la grande carriera, per avventurarsi in un mondo di Decrescita fatto di una casa nel verde, di pane impastato all’alba e di un lavoro re-inventato, senza però trasformarsi in una specie di bizzarro essere confinato in una contemporanea era paleolitica. Come ci è riuscita? Beh, facciamocelo raccontare, a lei la parola!

1. Grazia, oggi sei tra i blogger più autorevoli in materia di Decrescita: te lo saresti mai aspettato quando hai cominciato a occupartene?
No, perché i blog non esistevano ancora :) C’erano i siti e i webmaster, se volevi avere un sito te lo facevi da solo. Google, i blog gratis su blogspot e altre piattaforme sarebbero arrivati qualche anno dopo… A dirlo mi sento un po’ un dinosauro, ma in realtà è la storia della rete che è breve. Comunque no, non mi aspettavo nulla dallo scrivere erbaviola.it, all’inizio poi era nato solo con l’intento di diffondere informazioni sulle piante boicottate.
Ho sempre creduto nella condivisione delle idee e delle informazioni, il web è stato un mezzo ottimale per la circolazione di nuove idee, modi diversi di osservare l’economia e lo sviluppo. E anche un ottimo mezzo per capire come cambiare concretamente le cose!
In quanto all’autorevole… non so se sono autorevole, di sicuro sono affidabile, antipatica e pignola: se qualcosa non va, lo dico apertamente. Quando devo informarmi su qualcosa, lo faccio nei minimi particolari, passo giorni a leggere manuali tecnici, su questo mi è rimasta la forma mentale del ricercatore. Non ho un prezzo per parlare bene di un prodotto o di un libro: se dico che mi piace, mi piace davvero. Se dico che fa male, è minimo un mese che sto controllando tutti i possibili aspetti, test e sperimentazioni. Non mi sono mai venduta per pubblicità o evitato di fornire informazioni scomode per non perdere una parte di utenti. Penso che le persone che seguono erbaviola.it ritengano il sito affidabile per queste scelte ed è esattamente quello che volevo che fosse questo sito: una raccolta di informazioni affidabili.

2. Che cosa significa Decrescita per te?
Parlo di decrescita perché la faccio, il che non è così scontato: molti pontificano sulla decrescita ma al massimo usano il treno al posto dell’aereo, di coltivarsi qualcosa o rinunciare ad altri consumi nemmeno a parlarne. In realtà sono sempre stata scettica sulla parola ‘decrescita’, continua a non piacermi molto. Ma identifica una linea di pensiero e sicuramente è quella che mi è più vicina in questo momento. Sono molto più pratica che teorica, però.
La decrescita ha significato un percorso di tanti anni, tuttora mi sento in cammino. Sono partita dal constatare che una vita frenetica e carrierista a Milano non mi stava riempiendo la vita ma mi stava solo svuotando la testa. Sono passata attraverso una serie di scelte, un passo alla volta, e mi trovo una decina di anni dopo in una situazione che mi è più congeniale: un lavoro gestibile dal mio studio, vivendo a 800 metri sull’appennino tosco-emiliano, in una casa in pietra riscaldata con la legna del bosco attorno, con la possibilità di autoprodurmi gran parte di ciò di cui ho bisogno. Non me l’ha regalata papi la casa e non l’ho nemmeno comprata. Un esempio che davvero queste scelte sono alla portata di chiunque voglia farle.
I cambiamenti sono stati enormi. Non devo più fare 2 ore di traffico al giorno, che sono 12 ore a settimana, 48 al mese. Solo eliminando il traffico, è come se avessi ricevuto in regalo 6 giorni lavorativi liberi ogni mese. In più non spendo un paio di ore a settimana al supermercato e in un paio di ore si possono preparare 5 kg di pane e pizza per la settimana, seminare mezzo orto, raccogliere erbe e frutti selvatici… potrei continuare questo elenco per ore. Ho imparato a coltivare, a cucire, a restaurare, a costruire e persino a fare lavoretti d’idraulica. Continuo a documentarlo sul sito con l’unico e forte intento di dire a molti che ce la possono fare, che è alla portata di tutti, che si può. Che non si deve comprare o pagare tutto, che si può fare da soli o anche farne a meno.

3. Come ti sei avvicinata a questo tema e perché?
Credo di non essere mai stata troppo distante da questo pensiero; muovendomi nell’area di ricerca tecnoscientifica mi sono confrontata con diversi pensieri sull’evoluzione tecnologica ed economica, la globalizzazione e la condivisione libera delle informazioni, un atto sempre pericoloso nei sistemi capitalistici. Sono entrata in contatto a un certo punto, a metà degli anni ’90, con il pensiero di Latouche, allora solo un economista e in qualche modo un visionario. Avevo letto La Mégamachine. Raison technoscentifique, raison économique et mythe du progrès, in cui si parlava già di localizzazione dei consumi e del pericolo dell’imposizione del modello occidentale a tutto il mondo, ma non ancora di ‘decrescita’ in senso stretto. Mi ha aperto gli occhi però, anche perché la visione italiana del progresso è sempre stata compulsiva: o il progresso a tutti i costi e vinca il migliore, in stile americano, oppure il progresso per tutti con tutti sullo stesso livello, l’utopia marxista-leninista. Anche all’università, salvo pochi docenti illuminati, ci hanno insegnano a guardare al progresso solo con queste due chiavi di lettura, ma sono due chiavi di lettura infine identiche perché è sempre una lettura del mondo che mette al primo posto il fattore economico e di conseguenza l’idea che senza uno sviluppo continuo e massivo, saremmo persi, che non ci siano alternative. Questi pensieri me li sono portata dietro anche in diversi viaggi in paesi africani, in cui vedevo maggiormente, perché più stridente, l’impoverimento causato dall’imposizione del modello occidentale e dalla delocalizzazione della produzione, paesi in cui la Coca-Cola, fatta con una miscela di acqua e liofilizzato costa, però, meno dell’acqua ed è quindi consumata in larga misura dalle persone più povere. Paesi in cui ricchi occidentali costruiscono ville in materiali locali eco-sostenibili mentre i poveri vivono in bidonville create recuperando i materiali di scarto per nulla eco-sostenibili delle loro vecchie case, amianto compreso. L’unica soluzione, l’avevo sotto gli occhi, era la limitazione dei consumi. Se posso sopravvivere per due mesi con una pentola e un colino, perché in Italia ho la cucina stipata di elettrodomestici e stoviglie che uso saltuariamente? Forse perché qualcuno mi ha convinto che ne avevo proprio bisogno, che non potevo farne a meno, che il progresso mi avrebbe facilitato la vita. Ed ero finita a lavorare a ritmi serrati e impiegare gran parte della mia vita per pagarmi quel progresso. Ho smesso.

4. Possiamo davvero camminare verso una vita più autentica?
Sì. Da subito. Spegni la tv, smetti di pensare che il nuovo vestito ti renderà più felice e comprati una macchina da cucire, ce ne sono al costo di un vestito. Ti renderà più felice farti dei vestiti che durano più di tre lavaggi e che rispecchiano la tua creatività e il tuo modo d’essere. Gli esempi potrebbero essere tanti. Per essere autentici è necessario smettere di camminare in fila indiana pensando di non poterne uscire. Bisogna fare un passo di lato, staccarsi dalla fila, osservarli e andare per la propria strada. A volte basta spegnere la televisione, altre volte è necessario zittire una famiglia che ti vuole a immagine e somiglianza di un serial americano: manager rampante, moglie appagata, madre esemplare, cittadina impegnata e volontaria nel sociale. Scegliere di uscire da quella fila indiana è difficile, per molti vuol dire anche scontrarsi con la disapprovazione sociale o familiare, ma sicuramente si può fare. E rende felici. Serve solo il coraggio iniziale di buttarsi e fa un gran bene anche al mondo.

5. I migliori 10 consigli per praticare la Decrescita, da subito?
Il primo è il mio motto, quello che ho creato tempo fa e che riassume un po’ tutto: l’autoproduzione è la vera rivoluzione. Solo sganciandoci da una logica di consumo a tutti i costi e imparando a produrci da soli gran parte di ciò che abbiamo bisogno, possiamo fermare un meccanismo perverso di crescita esponenziale che sta facendo soccombere il mondo sotto tonnellate di packaging, confezioni, bidoni, fabbriche, trasporti e inceneritori per eliminare tutto l’usato. 
Il secondo è di procedere per gradi: questa settimana inizia a fare il pane. Settimana prossima i detersivi per pulire la casa. La settimana dopo inizia a barattare. Introducendo un’azione alla settimana, fai in tempo a metabolizzare le precedenti e farle entrare per sempre nella tua vita. Se vuoi fare tutto e subito, è facile che desisterai dopo poco.
Il terzo è di essere curiosi e scoprire come fare da soli le cose. Il dado per esempio è entrato nell’uso comune della maggioranza delle famiglie, non pensano più che potrebbero farselo da soli, avere un prodotto sano invece di un concentrato di glutammati e materiali di scarto. Tanto che ora cercano di vendervi anche la follia del consumismo estremo: il brodo in scatola … Fermatevi e pensate, staccatevi da queste logiche di marketing televisivo. Davvero dobbiamo riempire il mondo di tetrapack non riciclabile per avere il brodo?! Chiedersi perché e farlo da soli. Il brodo è acqua e verdura da bollire in 10 minuti, non una centrale nucleare da progettare con duecento ingegneri.
Il quarto è di non accrescere troppo il carico di lavoro. Se per fare il pane, cucinare in casa, coltivare l’orto sul balcone, coltivare i germogli e cucirti qualche vestito stai impiegando tutto il tuo tempo libero, non va bene. Non bisogna diventare i martiri della decrescita, non è un’esperienza frustrante. Semmai, organizzati meglio: fai più pane ma solo una volta alla settimana, l’orto sul balcone non richiede più di due ore a settimana per essere mantenuto e curato, i germogli sono solo 5 minuti al giorno di routine. Devono decrescere i consumi e aumentare il tuo tempo libero, è l’unica formula corretta.
Il quinto è di diffondere il più possibile quello che fai, quello che impari, fare rete, scambiare e interagire con altre persone, coinvolgerle. Il cambiamento non è individuale, un vero cambiamento è sociale.
Sesto, e qui comincerò a essere antipatica a molti: la decrescita non è solo farsi il pane in casa. Quello è il lato divertente. La decrescita vera è anche non inquinare e non inquinare vuol dire soprattutto non mangiare più carne e derivati animali. Il maggiore inquinamento lo producono gli allevamenti (dati ONU), allevamenti sia di animali da carne che animali da latte. (Non sto a ripetere qui tutti i dati, chi vuole informarsi trova i dati in dettaglio qui: http://www.erbaviola.com/ricette/perche-ho-scelto-lalimentazione-etica-vegan). Smetti di consumare tutto ciò che arriva dagli allevamenti e sii critico e informato verso chi cerca di convincerti dell’esistenza di ‘allevamenti sostenibili’: non esistono, ti rimando ai dati del link sopra.
Settimo: il fatto che la maggior parte degli intellettuali della decrescita non siano vegani non è una giustificazione per non esserlo. Salvare il mondo è una fatica, non è un giro di conferenze glamour in cui ti applaudono per le innovative teorie economiche che esponi. Se non cambiamo davvero, ora, radicalmente e materialmente, non ci saranno altri momenti per cambiare idea, nel 2050 gli esperti (e gli studi che si tende a non diffondere) hanno calcolato che sarà già game over. Cambia ora. Non appellarti a gente che passa tutto il tempo a fare solo conferenze e non ha mai cambiato davvero vita e consumi. Tu sei migliore, cambia!
Ottavo: ricicla con giudizio. Decrescita non è riutilizzare la carta di alluminio per fare le palline dell’albero di natale. Decrescita è non usarla, sostituirla: c’è una cosa tecnologicamente avanzata che si chiama ‘contenitore in vetro con tappo’. Funziona, dura due vite e se lo rompi è riciclabile davvero :)
Nono
: nessuno ha bisogno di borsette fatte con le confezioni di tetrapack del latte. Il mondo ha bisogno semmai che si smetta di comprare qualunque cosa contenuta nella confezione tetrapack, così le aziende smetteranno di farlo e di riempire gli inceneritori. Solo così si decresce. Spremendo tre arance invece di comprare il succo pronto, facendo in casa il latte di soia invece di infilare nel carrello un tetrapack non riciclabile.
Decimo: non privarti di tutto, non ha senso, ma regalati il lusso di non aver bisogno di riempire la tua vita con le cose inutili che altri hanno stabilito che tu debba comprare per arricchirli. Se ognuno di noi facesse un paio di passi indietro nei suoi consumi, il mondo si potrebbe già risollevare. Non sono necessari martiri che si privano di tutto per contrastare i consumi di altri. C’è bisogno semmai di fare due passi indietro e dare l’esempio diffondendo, perché tutti si faccia questi due passi indietro. Tutti, non solo io e te.

Insomma, nonostante di giornalismo ed interviste io non se sappia granché, direi abbiamo avuto delle bellissime risposte, da leggere e rileggere, non trovate? Che dire, anzitutto devo ringraziare Grazia per la disponibilità che mi riserva ad ogni occasione. Devo poi ringraziarla per la divertita pazienza con cui asseconda le mie idee. In ultimo devo ringraziare voi che state leggendo e raccomandarmi di non perdervi tutti i libri di Grazia, perché possono davvero aiutare a compiere la svolta. Io, manco a dirlo, li ho tutti belli ricamati di sottolineature ed annotazioni sempre pronti all'occorrenza! :)

Se vi interessa saperne di più su decrescita, agricivismo e tutto quello che vi ruota attorno, non mancate di visitare il sito web di Erbaviola [QUI] ed il suo canale you tube [QUI]!!!

BUONA DECRESCITA A TUTTI!!!

5 commenti:

  1. Una bellissima intervista.
    Quando hai finito di leggerla continui a pensarci... vuol dire che è riuscita a smuovere qualcosa dentro.

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    1. Grazie mille! Il merito è dell'intervistata ovviamente, io mi sono limitata a chiedere :) Spero piaccia anche a tante altre persone! un sorriso grande :D

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  2. Bellissima, leggerla come ascoltarla mi piace sempre, grazie.

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  3. Io posso solo dire grazie Grazia ;)

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  4. Davvero una bella intervista. Il decalogo poi sarebbe da imparare a memoria! (Stavo scrivendo "da stampare in mille copie" ma non sarebbe stato a tema con la decrescita...) ;-)

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