mercoledì 3 aprile 2013

Vita a km [quasi] zero


"Il superfluo ci appesantisce, la necessità acuisce l’inventiva e ci mette alla prova. Quale parte di noi deve essere eliminata, e quale invece conservata e valorizzata?
È possibile vivere felici rinunciando a sprechi di cui a malapena ci accorgiamo?"

A studiare un nuovo modello per una
Vita a km [quasi] zero, ci aveva già pensato l’etnobotanico statunitense Gary Paul Nabhan, con la pubblicazione – nel 2001 – del libro “Coming Home To Eat”.

Primi tra tutti, in materia di km0, gli americani (strano ma vero!): da circa un decennio, infatti, alcuni professionisti portano avanti studi per lo sviluppo di un consumo “diretto” fatto di prodotti provenienti esclusivamente dai territori circostanti le loro città. Difficile per un paese le cui abitudini non tendono certo alla parsimonia e le cui unità di misura sono pressoché inimmaginabili per noi italiani, eppure i risultati positivi ci sono e sono pubblicati. Uno tra tutti: “The 100-Mile Diet: A Year of Local Eating”, la storia di James B. MacKinnon ed Alisa Smith, due giornalisti canadesi, che per un anno hanno consumato solo prodotti provenienti entro un raggio cento miglia dalla loro abitazione.

E noi, in Italia? La prima regione ad essersi mossa in merito è stata il Veneto con una Legge Regionale di cinque anni fa, la (L.R. 25 luglio 2008, n. 7 BUR n. 62/2008): attività di distribuzione e ristorazione devono consumare tra il 30 ed il 50% di prodotti veneti. Poi è stata la volta di altre regioni, poi di altre province e poi di altre città, fino a raggiungere i quartieri con l’organizzazione di G.A.S.: via via in una rete capillare verso un nuovo modo di consumare. Abbiamo addirittura un Ddl in materia: ‘Norme per la valorizzazione dei prodotti agricoli provenienti da filiera corta e di qualità’, approvato dal Consiglio dei Ministri il 1°marzo 2010.

Cosa mai sarà, dunque, questa Vita a km [quasi] zero e perché, ormai, ne parliamo da più di un decennio? E cos’avrà mai di così speciale da meritarsi anche un Disegno di Legge nazionale?

Come ci insegnano gli ormai numerosi libri in commercio e le moltiplicate testimonianze sul web,
vivere a km [quasi] zero – quasi perché, a meno che non si voglia diventare un eremita, tutte le nostre azioni hanno una conseguenza – significa fare una scelta di cambiamento per se stessi e per tutti gli altri, cominciando dallo scardinare la norma che ci vuole tutti “consumatori” anziché individui. Certo non è facile: si tratta di un atteggiamento che investe tutta la nostra vita e che nasce dal profondo, dalla ricerca del rispetto reciproco.

Riducendo ai minimi termini il concetto, i passi verso una Vita a km [quasi] zero possono essere davvero facili ed attuabili da subito, da appena finito di leggere l’articolo per intenderci.

Ecco, perciò, come iniziare da ora:

  • Impegniamoci a ridurre le filiere produttive: affidiamoci a GAS, mercati e produttori locali.
  • Impegniamoci a consumare solo prodotti locali di stagione e biologici.
  • Impegniamoci ad evitare il cibo confezionato ed a leggere le etichette, non acquistando i prodotti che contengono ingredienti “non identificabili”.
  • Impegniamoci a ridurre e differenziare i nostri rifiuti, evitando sempre più l’uso di plastica e tetrapack.
  • Impegniamoci ad evitare l’utilizzo di carta da cucina: fazzoletti e strofinacci di stoffa sono perfetti.
  • Impegniamoci ad evitare l’acquisto di acqua in bottiglia: l’acqua appartiene a tutti e “ci costa la Terra, dappertutto”. [cit. Dawn to Earth]
  • Impegniamoci ad evitare il consumo di carne e di derivati animali: per un 1 kg di carne di manzo servono mediamente 7kg di cereali e 15.000 lt di acqua, abbiamo in mano la fame degli altri.
  • Impegniamoci a ridurre al massimo lo scarto del nostro cibo.
  • Impegniamoci ad autoprodurre e scambiare quello che ci serve.
  • Impegniamoci a sperimentare un piccolo orto, anche sul nostro balcone o sul davanzale. [Erbaviola docet]
  • Impegniamoci ad acquistare “poco ma buono”, buono non solo per noi: mercati equi, biologici, locali.
  • Impegniamoci ad imparare l’utilizzo dei misuratori di energia: ci renderemo conto dei nostri consumi effettivi.
  • Impegniamoci a non gettare oggetti riparabili e, nel caso, ad acquistare solo prodotti a basso impatto e basso consumo.
  • Impegniamoci a non lasciare luci e spie di “stand-by” inutilmente accese: spegnendo 5 lampadine lasciate accese dove non servono, si evita l’emissione di 400 kg di Co2.
  • Impegniamoci ad utilizzare batterie ricaricabili.
  • Impegniamoci ad utilizzare meno l’automobile e, nel caso, a condividerne l’utilizzo con altre persone.
  • Impegniamoci all’acquisto di prodotti “alla spina”: dai cereali ai prodotti per la casa si risparmiano soldi e Co2.
  • Impegniamoci ad utilizzare solo l’acqua strettamente necessaria: in cucina, per esempio, riutilizziamo l’acqua del lavaggio verdura per le piante; in bagno chiudiamo il rubinetto quando laviamo denti o mani; per la pasta bolliamo solo quella necessaria e, poi, riutilizziamola.
  • Impegniamoci, se l’abbiamo, ad utilizzare la lavastoglie (A++) oppure a chiudere il rubinetto quando insaponiamo i piatti: in un lavaggio a mano si consumano circa sessanta litri; con uno in lavastoviglie classe A appena quindici.
  • Impegniamoci a prestare attenzione al riscalmento ed alle dispersioni termiche delle nostre case: abbassare la temperatura in casa solo di 1°C fa risparmiare il 7 per cento di combustibile, evitando così l’emissione di 334 kg di Co2 all’anno.

Ed ora, siete pronti per il vostro progetto di Vita a km [quasi] zero?

1 commento:

  1. Post denso, esaustivo e su un tema che è bene sempre affrontare. E' superfluo dirlo, ma se tutti, nel nostro piccolo, facessimo qualcosa... cambieremmo davvero il mondo.

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