mercoledì 23 ottobre 2013

Counseling a tavola | Cambio di stagione...

 ... ovvero gli inconvenienti di un semplice cambio armadi.

 

Ed eccoci qui per il primo appuntamento della nuova rubrica "Counseling a tavola", dedicata agli articoli a cura della nostra counselor Chiara Marturano. A lei, dunque la parola.


Arriva l’autunno: cielo plumbeo, pioggia fredda, aria sempre più frizzante e tocca abbandonare sandali, vestitini leggeri e i colori dell’estate. Ci vestiamo a strati, o come delle cipolle: camice estive sotto e maglie più pesanti sopra. Ricompaiano la canotta (per alcuni mai abbandonata) ed i calzettoni. Iniziano, poi, gli sms, le e-mail o le pubblicità su internet degli “imperdibili” sconti e promozioni per la stagione autunno/inverno di quella catena di negozi che ci piace tanto. Ed un brivido percorre la schiena... andiamo a dare un’occhiata al negozio: colori, tessuti, fiocchetti ed una strana euforia si impossessa di noi... voglia di shopping!

Seguendo il trand mi sono ritrovata a tirar fuori scatoloni e pantaloni più pesanti. Sarà mica che la camicia, stando nello scatolone, s'è un po' ristretta?! La giacca tira un pochino... ma forse lo faceva anche l’anno scorso, o forse no. Mi tiro su pensando sia un’ottima occasione per approfittare della promozione del mio negozio preferito. Anche se un pensiero mi tormenta: "se non mi stanno bene le cose dell’anno scorso che taglia dovrò comprare per quest’anno?! Andare a fare shopping sarà ancora così divertente?".
Il momento della verità! Entro nel negozio, un po' demoralizzata, causa pensiero negativo, e scopro che non sono la sola: c’è una donna, accompagnata dalla madre, che si sta provando un maglione di fronte ad uno dei tanti specchi presenti nel negozio: “no, non va bene. Mi fa sembrare grassa”. La madre la guarda e non risponde, la segue e basta. Mentre sono nel camerino a provarmi gonne e maglie, un po' sconsolata, sento di nuovo la voce della signora: “no, non mi va bene, sembro grassa!”. Tiro fuori la testolina dal camerino e sento che prosegue “oddio, mi sta malissimo! Sono grassa!”. Finisco di provarmi i vestiti, ne scelgo alcuni e mi avvio alla cassa. La guardo mentre saluta gli abiti appesi ed esce dal negozio, con viso mesto, con la madre che continua a seguirla silenziosa.

Come donna la comprendo e provo anche rabbia: possibile che qualche chilo di troppo (non so nemmeno se il problema fosse davvero quello) faccia andare storta tutta una giornata, od un pomeriggio, in compagnia di amiche o familiari? A volte sembra che tutto ruoti attorno alla taglia, all’immagine - che lo specchio ci restituisce - dei nostri fianchi e della nostra pancia. Misuriamo il nostro valore dalle misure del nostro corpo. Misure sbagliate: perdiamo valore come persone.

Come professionista, ed anche come donna, mi sono soffermata sul crescendo delle affermazioni della donna davanti al suo aspetto: all’inizio era il maglione ad essere sbagliato ed a farla sembrare “grassa”, ma immaginavo già che nella sua testa non fosse davvero il maglione ad essere sbagliato. E così, prima di andare via, la sentenza: “sono grassa!”. E penso a quante volte, al giorno, esprimiamo su di noi giudizi severi che nemmeno al nostro peggior nemico riserveremmo: dal semplice “sono brutta” al “guarda che cesso!”. A volte nemmeno le dita dei piedi sono degni di stima e di affetto: ho sentito di critiche ai propri piedi colpevoli di avere “orride dita a martello”. Non ho ancora capito che forma abbiano le dita a martello.

Sempre più spesso confondiamo il nostro valore, o quello degli altri, con ciò che siamo o con ciò che facciamo. Fama, bellezza, successo, essere una mamma perfetta, una compagna perfetta (o quasi), avere delle belle forme diventa il metro di misura del nostro senso al mondo. Il senso di noi non nasce dalle forme. Il senso di noi nasce dall’esseciI.

Riconoscere il proprio valore è difficile ed il percorso è davvero lungo. Quasi ovunque troviamo la massima che ci fa da guida: imparare a volersi bene. Di rado se ne intende il senso.
Volersi bene è un sentire, è un sentimento di compassione e benevolenza verso se stesse che passa attraverso piccoli cambiamenti nel proprio modo di vedersi e di ascoltarsi. Cambiare piccole abitudini può essere un buon modo per imparare a stare bene ed a volersi bene.

Partiamo dalle basi. Serve sempre fare un ripasso ;)

Un primo passaggio è imparare a parlare di sé a se stesse in modo benevolo: provare a non giudicarci tutte le volte che passiamo di fronte ad una vetrina. Guardarci e basta. Perché, senza rendercene conto, molto tempo lo passiamo parlando male di noi stesse e lo facciamo anche in compagnia di altri così come in un negozio pieno di estranei... che, magari, pensano a quanto quel maglione ci stia bene!

Compito a casa: proviamo a guardarci come se fossimo degli alieni. Guardarci senza giudicarci. Impariamo a parlare a noi stesse senza offenderci. E, magari, il prossimo cambio armadi sarà più piacevole. Ad esempio proviamo a descrivere una parte di noi che ci piace (o che non ci dispiace troppo) come se lo guardassimo per la prima volta.

Vi faccio un esempio...

Guardo la mia mano. Ha due versi, delle pieghe, 5 nodi sulla parte esterna da cui partono 5 prolunghe diverse tra loro. Alla fine di ciascuna c’è una specie di finestrella rosa con la punta bianca, con delle righe e delle pellicine vicino. Anche lungo le prolunghe ci sono dei nodi con delle pieghette. Dalla pelle si vedono delle righe viola e verdi che emergono leggermente. Nella parte interna ci sono delle righe che corrono orizzontalmente. Le prolunghe si piegano in più punti e riesco ad afferrare le cose.

Ed adesso tocca a voi!

1 commento:

  1. Mi piace questa rubrica ^_^
    Non se ne hanno mai abbastanza di questi consigli
    Cusiosa di leggere anche prossimamente....
    p.s.: e cmq le mie 4e dita dei piedi sono bruttissime, lo giuro :D

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