venerdì 10 gennaio 2014

Counseling a tavola | Dimmi quello che ti aspetti da me...


...ovvero riflessioni post vacanze natalizie: io che aspettative ho?

Ed eccoci ancora qui per un nuovo appuntamento con la rubrica "Counseling a tavola", dedicata agli articoli a cura della nostra counselor Chiara Marturano. A lei, dunque la parola.

Natale mi fa venire in mente moltissime cose: famiglia, regali, cambiamento, tradizione, neve, albero di Natale, le cena con gli amici, le tragicomiche della vigilia. Natale è, per me, anche legato a due concetti: attesa ed aspettativa. Qualche anno fa l’aspettativa era di ricevere un regalo speciale e particolare e di forma circolare (per tutta la vita?!). Mi ero fatta tutto un film: sarebbe arrivato? Come? Come sarei stata io? E lui? Quell’anno attese e aspettative non sono state deluse!


E nella vita di tutti giorni che attese ed aspettative abbiamo? Vi capita mai di presentarvi a qualcuno e di non capire il suo nome? Una volta ho fatto diventare Giulia Anguria, con tanto di riflessioni sulla crudeltà di certi genitori..per poi essere “tristemente” smentita. A volte, rimbambimento a parte, questo capita perché non stiamo ascoltando l’altro ma, magari, siamo concentrati sul non sbagliare il nostro nome. Siamo talmente concentrati su tutta una serie di pensieri su di noi da non essere presenti a ciò che sta succedendo con successive strategie per recuperare nome e qualche informazione in più della persona che abbiamo di fronte.

Non solo: se da una parte veniamo distratti dal pensiero “ti presento una parte di me, magari nuova e migliorata”, dall’altra la mente viene invasa da illazioni e congetture sulla persona davanti a noi. Quando questo capita in ambiti specifici dove la persona c’è già stata presentata con titoli, ruoli etc, abbiamo anche delle aspettative e sovrapponiamo alla persona reale una persona immaginata, costruita e a cui abbiamo già dato valore giudizi e su cui abbiamo creato film di vario tipo. L’altro, da parte sua, avrà fatto lo stesso su di noi.

Lo psicologo statunitense W. James scrisse “Quando due persone si incontrano ci sono in realtà sei persone presenti: c’è ogni uomo come egli si vede, ogni uomo come l’altro lo vede, e ogni uomo come egli è in realtà” Io aggiungerei anche ogni uomo come egli vorrebbe sembrare agli altri.

Anche questi numerosi ed ingombranti personaggi hanno una loro fisicità.

Quando veniamo al mondo c’è sempre una nonna, una zia, qualche anziano del villaggio che, data un’occhiata a questo nuovo esserino, decreta “ha gli occhi del nonno Antonio”, “è tutto la mamma” “la stessa espressione della zia Pina”. E durante la nostra crescita certe caratteristiche ce le portiamo dietro, diventano convinzioni, ci identificano e, a volte, ci perseguitano. Abbiamo, quindi, aspettative su noi stessi e gli altri che si traducono in immagini diverse. E quell’immagine è diversa dalla persona reale, ed è diversa dall’immagine che pensiamo che l’altro abbia di noi…Insomma, una folla!

Quando queste immagini sono molto diverse tra loro, sono Mafalda ma l’immagine che vorrei dare di me è quella di Miranda Kerr, le aspettative diventano troppo alte e finiscono per essere deluse. Poi c’è la fatica e la frustrazione nel dover rispondere a quelle aspettative anche a scapito della salute, della relazione con gli altri e, peggio ancora, della relazione con noi stessi.

Compito post vacanze natalizie: la prossima volta che passate di fronte ad una vetrina, guardate la vostra immagine riflessa e provate a visualizzare le altre immagini di voi che vi accompagnano. Ci sarà una versione migliorata, che desideriamo essere/avere (con naso alla francese compreso), ci sarà quella che in genere gli altri vedono o che si aspettano di vedere e poi ci sarete voi, solo quell’immagine riflessa.

Inizio io:

Immagino una donna famosa, erede di Carl Rogers (padre del counseling, n.d.r.) e nipote di Brigitte Bardot, pronta alla prossima intervista con Oprah.

Immagino un gigante buono, solare e coccolone.
Vedo una donna: mi piace come è vestita e come le cade il ciuffo sul viso. Sta andando a comprare il regalo per una persona speciale sperando di trovare quello giusto e con un pensiero felice di novità in testa. Mi guardo e sorrido.

E adesso tocca a voi!

2 commenti:

  1. Questo articolo mi ricorda i miei studi di sociologia e poi quando mi sono buttata nello studio della comunicazione nonviolenta dopo la nascita di mia figlia... è proprio così, ad ogni incontro c'è una piccola folla, ed a volte persino dentro di noi. Un ottimo spunto di riflessione. Grazie e buon anno!



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  2. Grazie a te Cì e buon anno a te e a tua figlia :D

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