venerdì 28 marzo 2014

Storia di una Pancia veg, capitolo terzo: Il travaglio ed il parto

LuciaTea©ricetteveg.com

Alle 19:57 del 27.01.2014 nasce Lucia Tea, ovvero [ex]Pancia, con i suoi paffutissimi 3,4 kg ed i suoi lunghissimi 53 cm: amore a prima vista.
Lucy, che ha compiuto due mesi proprio ieri sera, in questo momento sta dormendo avvolta dal suo cuscino in pula di farro in mezzo al lettone di mamma e babbo, dopo aver sbafato tutte e due le tette, quindi ne approfittiamo per aggiornare i precedenti capitoli della nostra avventura e le numerose questioni che si sono ancora sommate lungo la strada. Quindi eccoci qui, tra una poppata ed un pannolino, per scrivere un nuovo post della nostra incostante e saltuaria rubrica "[ECO]pensieri ai fornelli: riflessioni sul pane quotidiano", anche questa volta dedicata all'avventura di... [ex]Pancia! Cominci dunque il terzo capitolo di "Storia di una pancia veg": travaglio e parto.


Il travaglio ed il parto

Anzitutto fatemelo dire: partorire è un'esperienza davvero unica e speciale! Detto questo, come vi raccontavo già nel precedente capitolo, per il momento "x" vi consiglio prima di tutto di scrivere un "Piano del parto", ovvero un documento dove esprimere le proprie posizioni e le proprie aspettative riguardanti il grande giorno: noi lo abbiamo fatto ed è stato davvero utile! Non sempre, infatti, nella concitazione di quegli istanti è facile far valere le proprie posizioni: avere un piano scritto aiuta noi e chi ci sta assistendo a vivere il momento con maggior serenità. Insomma, così è comiciato tutto: da quello che ci aspettavamo! Altro grande aiuto per vivere questo momento con un punto di vista differente è stata la visione del documentario Orgasmic Birth, che consigliamo a tutti!
Per prima cosa, dunque, il travaglio prolungato in casa.
Poter affrontare il travaglio in intimità, secondo i nostri ritmi, le nostre esigenze, dedicando tempo alle coccole, ascoltando musica, facendo docce calde e smangiucchiando ogni tanto, è stato fondamentale: per la serie "come arrivare a sei cm di dilatazione senza accorgersene neppure" :)
Già la domenica pomeriggio precedente al grande giorno, dopo innumerevoli false partenze ripetutesi nell'arco di tutto l'ultimo mese, per quasi tre ore avevamo pensato fosse ormai giunto il momento, tutto era pronto, le contrazioni avevano preso ritmo e sembrava davvero l'ora, ma la sera abbiamo dovuto ricrederci davanti ad una pizza ed una birra per cena... Il lunedì, però, alle dieci del mattino mi alzo dal letto con un dolorino alla pancia costante ed una sensazione di stranezza particolare: eccoci, questa volta ci siamo davvero!
Io e BabboF. non ci curiamo troppo dei piccoli dolori che si stanno facendo avanti, con calma - infatti - decidiamo di fare colazione, ma... ma quando una Pancia decide, decide!
E così inizia la nostra avventura.
Le contrazioni sono state insistenti fin da subito, hanno iniziato con intervalli di sette/otto minuti per arrivare ad un ritmo di cinque minuti dopo solo un paio di ore (le abbiamo scritte tutte su un diario, ogni tanto rileggere è davvero emozionante!). Nel mentre, però, noi ci siamo presi tutto il tempo necessario per stare sotto la doccia calda sorseggiando caffè amaro, per dondolare sulla palla fitness, per accostare le persiane, accendere le candele profumte e coccolarci in penombra nonostante non fossero ancora le undici del mattino. Senza paura e con tanta pazienza e voglia di essere felici e sereni. Dopo circa quattro ore il ritmo delle contrazioni si è fatto costante e bello ristretto, così - appena dopo l'ora di pranzo - ci simo diretti verso il Gaslini (tipo a 100mt da casa nostra, per dira tutta eheh): inutile dire che ho dovuto ripetere circa venti volte le varie istruzioni per il trasferimento (borse, borsette, cartelle cliniche ecc) scandendo le parole tipo spelling... BabboF. era in preda all'ansia più sincera e divertente mai vista :)
Giunti in ospedale l'osterica ed il ginecologo di turno ci hanno fatto i complimenti per la dilatazione e ci hanno spedito in sala travaglio/parto... ho voluto camminare, "quale sedia a rotelle, son mica malata" ho detto, così nel mezzo del corridoio ad un certo punto ho creato la fila: me ne sono stata un po' accovacciata dondolando e facendo "oooohhhhmmm" e dietro i dottori "brava signora brava, che tra poco partorsice!". E così, o quasi, è stato.
Il secondo step, il travaglio in ospedale.
Dopo aver intasato il corridoio delle sale parto con la mia performance a terra, siamo arrivati nella nostra stanza travaglio/parto: avremmo voluto la stanza con la vasca per partorire in acqua, ahimé però i filtri nuovi non erano arrivati, così ci siamo dovuti accontentare di una stanza normale.
Ad accoglierci un'ostetrica molto carina, OstetricaE., che ha subito messo in pratica tutte le nostre richieste riportate sul "Piano del parto", prima di tutto la tranquillità: uscita, chiusa la porta e... " e ci vediamo se avete bisogno, adesso state nella vostra intimità."
Così è stato, dalle 13 sino alle 16:30 nessuno ci ha disturbati, ogni tanto OstetricaE. ha bussato alla porta chiedendo di potermi visitare, noi nel frattempo ce ne siamo stati tranquilli con le tapparelle abbassate e la musica in sottofondo. Ad una richiesta di visita ginecologica ho risposto "no, non me la sento ora" ed OstetricaE. non ha fatto altro che chiedermi di poter guardare senza toccare, così è stato, senza crearmi disturbo.
Il terzo step, la dilatazione.
Giunta a circa otto centimetri di dilatazione, però, il mio travaglio non ha più voluto saperne di continuare in modo regolare, si è piantato fermo fermo per più di due ore. Le contrazioni sempre intense e regolari, ma la dilatazione ferma come un mulo incarognito che non ne vuol sapere di proseguire. E qui, ahimé scattano le linee guida dell'OMS.
Dopo due ore di travaglio fermo e bambino già basso, gli operatori sanitari debbono intervenire "spingendo" le contrazioni per evitare sofferenza fetale: ossitocina sintetica insomma, questa brutta bestia.
Decidono quindi di somministrarmi ossitocina per poter guadagnare i due centimetri di dilatazione mancante, e - causa poca professionalità (nonché la totale mancanza di tatto) del ginecologo di turno - lo fanno senza che l'anestesista abbia il tempo di aiutarmi. Sì perché OstetricaE. mi suggerisce di farmi dare una mano con un po' di analgesia, che l'ossitocina è dura da sopportare, ma il ginecologo pensa bene di farmi la flebo senza dare il tempo all'anesteista di arrivare per darmi una mano. Risultato: un'ora di dolori lancinanti, cosa dell'altro mondo, innaturale, devastante, orribile.
Passa questa interminale ora, ora ed un quarto per la precisione, in cui bestemmio tutti gli dei dell'olimpo e maledico il ginecologo di turno, finché lo stesso si presenta in stanza e decide di visitarmi (con un fare che nulla a che vedere col tatto e l'umanita dell'OstetricaE. ovviamente): sdraiata, in preda alle contrazioni dell'ossitocina, il signor medico qui pretende che io spinga.

Il quarto step, la guerra fredda in sala parto. 
Momento di crisi che neppure tra Kennedy e Chruščëv son mai volati sguardi tanto taglienti come quelli tra me ed il ginecolo in questione. Io divento una iena, lui pretende di dirmi cosa fare, come e quando. Non solo, dice anche che se non sono collaborativa e non spingo, lui la bimba mica me la può levare dalla pancia e, quindi, pretende pure che decida alla svelta se voglio fare un cesareo. Un cesareo?!? E perché mai di grazia? Forse perché tra meno di due ore ti finisce il turno e tu non vuoi rischiare di trovarti in mezzo ad una possibile complicazione che ti tenga in ospedale più del dovuto? Forse, mio caro dottore, non hai capito che sono io quella che partorisce e tu quello che deve essere collaborativo. Intesi? In aria volano coltelli.
Sono spaventata, confusa, non capisco cosa sta succedendo.
Per fortuna - però - c'è
l'OstetricaE. che, maga della diplomazia, accompagna con gran classe l'assai piccato ginecologo fuori dalla nostra stanza, chiude la porta e mi chiede il cellulare "Chiamiamo DottorD.", ovvero il nostro ginecologo. Nel frattempo il ginecologo maledetto si dilegua: mai più visto. Sarà stato contento di non aver rischiato il suo adorato smonto.
L'OstetricaE., dunque, dopo aver spiegato per telefono all'amoco DottorD. cosa sta accadendo e dopo essersi accertata che sarebbe arrivato da li a poco, con gentilezza e fare rassicurante mi accompagna in bagno e mi dice di fingere di fare la cacca... sìsì proprio così :) Io eseguo senza pensarci troppo, la cosa mi diverte e mi distrae dalla tensione accumulata!
In stanza, in pochi minuti, è tornata l'allegria e la rilassatezza, dopo una breve pausa sul water ed una sosta sulla poltrona ostetrica, sono pronta per cercare una posizione più comoda: mi metto sul lettino, piegato come una poltrona perché sembra proprio che il momento sia imminente!
Da li a breve, poi, il nostro DottorD. (nel suo giorno di riposo poveraccio!) è ai piedi del lettino, vicino all'OstetricaE., e sorridente mi dice "dai che ci siamo": meno di quaranta minuti dopo LuciaTea è tra le nostre braccia, alla faccia del cesareo perché "lei non è collaborativa". 
BabboF. ed io siamo al settimo cielo, alle 19:57 tutto è finito nei migliori dei modi.


Nei prossimi giorni il quarto capitolo dedicato al post parto tra allattamento, ragadi e baby-blues ;)

3 commenti:

  1. Grazie per questa condivisione :) io ho scritto il mio piano del parto la scorsa settimana, prendendo spunto dal tuo! Anche noi aspettiamo una bimba che dovrebbe nascere intorno al 24 maggio e che è già bella paffuta grazie all'alimentazione vegan della sua mamma ;) aspetto con impazienza il prossimo post!!

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  2. Cara Nicole!!! Sono Silvia di Vigevano... Ricordi?
    Io, mio figlio, mio marito e mia sorella siamo venuti alla Casa delle Ortensie 3 anni fa...
    Volevamo congratularci con voi per il lietissimo evento!!!
    Mille benedizioni e serenità per la vostra piccola e la vostra vita familiare!!!
    Un abbraccio
    Silvia & fam.

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  3. E chi mi da' la garanzia che questo PIANO DEL PARTO venga rispettato? Io ho la sensazione che mi guarderebbero male e mi direbbero ''i medici siamo noi, sappiamo noi cosa è giusto fare'' altrochè :)

    bel racconto, auguri per la dolcissima Lucy

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